RAPPORTO ANNUALE DELL’INPS

RAPPORTO ANNUALE DELL’INPS

L’immigrazione, in termini previdenziali, può essere anche una risorsa. Ne è convinto il presidente dell’Inps, Tito Boeri che, nel rapporto annuale dell’Inps, presentato alla Camera dei Deputati, presso la sala Regina, ha focalizzato l’attenzione anche sui contributi sociali che questi lavoratori versano in Italia. Nella prefazione del XV rapporto annuale Boeri parla di una tensione latente tra la forte domanda di protezione sociale alimentata da anni di crisi e cambiamenti.

“Sono, per lo più, preoccupazioni infondate – spiega il presidente dell’Inps – In Italia gli immigrati versano ogni anno 8 miliardi di contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi. Certo, a fronte di questi contributi netti vi saranno un domani prestazioni: gli immigrati di oggi faranno parte dei pensionati di domani. Ma è anche vero che in molti casi i contributi previdenziali degli immigrati non si traducono poi in pensioni. Abbiamo calcolato che sin qui gli immigrati ci abbiano “regalato” circa un punto di pil di contributi sociali a fronte dei quali non sono state loro erogate delle pensioni. E ogni anno questi contributi a fondo perduto degli immigrati, valgono circa 300 milioni. Per rassicurare i cittadini sul fatto che la protezione sociale non solo non è incompatibile con l’immigrazione, ma addirittura può avvantaggiarsi dalla mobilità del lavoro occorre legare strettamente le prestazioni alle contribuzioni ovunque queste siano state versate”

Un codice di protezione sociale che valga per tutti i paesi dell’Unione Europea. Questo European Social Security Number (ESSIN) dovrebbe permettere la piena portabilità dei diritti sociali tra paesi e un migliore monitoraggio dei flussi migratori, impedendo il cosiddetto turismo sociale.

“Il principio deve essere quello che, in caso di disoccupazione o di pensionamento – aggiunge Boeri – ogni sistema nazionale paghi in base ai contributi sociali versati in quel paese dal richiedente. È un modo di separare la fornitura di protezione sociale dal problema dell’immigrazione. Il codice di protezione sociale può diventare anche un fattore identitario, un modo di acquisire nei fatti la cittadinanza europea, così come è stato il Social Security Number nella storia degli Stati Uniti”.

Importante anche una maggiore e più precisa informazione sui numeri del mercato del lavoro e della previdenza e assistenza sociale. “Sono ben altre le categorie, non certo gli immigrati, che ricevono più di quanto versano nel nostro sistema – commenta il presidente dell’Inps Tito Boeri –L’informazione è nel DNA di questo istituto. L’Inps non potrà e non dovrà mai rinunciare a questa funzione. Informare è quello che ci chiedono i nostri utenti principali, contribuenti, pensionati e imprese. Secondo i risultati di un’indagine effettuata su un campione di nostri utenti oltre il 90% ritiene che sia compito dell’Inps informare i contribuenti e aumentare la trasparenza del sistema previdenziale. Non vedono in noi semplicemente degli ufficiali pagatori, ma dei fornitori di servizi –si legge nella prefazione della relazione annuale dell’Inps – Il primo di questi servizi è l’informazione sulle prestazioni sociali cui hanno diritto e sui contributi che devono versare per acquisirne il diritto”.

COMMENTI

WORDPRESS: 0
DISQUS:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi