Patrimonio Immobiliare INPS da 2mld (89% Ex Inpdap) ma solo il 24,2% è a reddito

Patrimonio Immobiliare INPS da 2mld (89% Ex Inpdap) ma solo il 24,2% è a reddito

L’Accorpamento Inps, Inpdap ed Enpals viene definito da molti la fonte di tutti i mali dell’ INPS. Sì, perché a guardare oggi i risultati a cui ha portato appare sempre più evidente che le defezioni superano nettamente i benefici auspicati. A detta di molti senza il suddetto accorpamento la gestione della previdenza sociale sarebbe stata più semplice. E invece eccoci qui a fare i conti con un bilancio in rosso che fa presagire un futuro incerto e di sicuro non fiorente come qualcuno aveva previsto.

Ma non solo, le difficoltà nella gestione sono evidenti. Come nel caso del patrimonio immobiliare, la cui dismissione, per molti, potrebbe essere un vero e proprio toccasana per l’Ente previdenziale.

La Corte dei Conti nella delibera del 4 febbraio 2016 evidenza come “l’imponente apporto determinato dall’ Inpdap non ha coinciso con una maggiore redditività del patrimonio immobiliare da reddito che continua invece a registrare perdite, pari a 116,4 milioni nel 2012, a 63,47 milioni nel 2013 e a 65,4 milioni di euro del 2014 (pari al – 2,6% di rendimento)”.

Pensate che, dell’attuale patrimonio dell’INPS del valore di circa 2 miliardi di euro, l’89% (per un valore di circa 1,8 miliardi) proviene dall’ex Inpdap.

Facendo le pulci risulta che su 28.541 unità solo il 24,2 % è a reddito mentre il 32,1% è occupato e circa la metà è sfitta. Un patrimonio, dunque, che non rende quanto realmente potrebbe, anzi allo stato attuale è un costo più che un guadagno.

In molti si chiedono perché, alla luce dei fatti, l’INPS non abbia ancora proceduto alla dismissione delle unità immobiliari che non producono reddito. La situazione è ferma da tempo, negli ultimi anni rileva la Corte dei Conti “appare evidente la scarsa consistenza di dismissioni realizzate, nonostante l’alto numero di unità libere”. Sarebbero 5 le unità della gestione privata dismesse e zero quelle della gestione pubblica.

Verrebbe proprio da dire che “i conti non tornano”. Dello stesso avviso il CIV, il Consiglio di vigilanza dell’Istituto che ha difatti bocciato il piano di dismissione dell’INPS. Per Luigi Scardaone, rappresentante della UIL nel CIV, la scelta di bocciare tale piano deriva dal fatto che non si vede chiaro circa il futuro dei proventi della dismissione. Il sindacalista nel rimarcare che il patrimonio Inps “è dei lavoratori, costruito con i loro contributi in busta paga e con quelli delle aziende” teme che, tra le altre problematiche evidenziate, sulla base di scelte politiche, i proventi della dimissione non andrebbero a risanare i conti INPS.

A sottolineare qualche anomalia anche la Corte dei Conti che, nel corso di una recente audizione alla Camera, ha evidenziato come ”l’esigenza di accelerare e completare il processo di dismissioni avviato, impatta con le problematiche relative alla gestione degli immobili”. Tra queste la tutela accordata dalla legge ai conduttori. I contenziosi di gestione sul patrimonio da reddito dell’Istituto ammontano complessivamente a circa 1.370 di cui 170 controversie inerenti la qualifica di pregio di unità residenziali ex cartolarizzate e regolarmente locate, oltre 400 immobiliari aventi ad oggetto prevalentemente sfratti per morosità o finita locazione e, in misura minore, irregolarità catastali conseguenti interventi edilizi del conduttore. Oltre 600 sono invece le unità interessate da contenziosi per occupazione abusiva e circa 200 unità sono gravate da controversie di altra natura.

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