Contributo obbligatorio e prestazioni incerte

Contributo obbligatorio e prestazioni incerte

Nel calderone confluiscono somme ingenti. Con servizi o prestazioni che equivalgono a zero. Stiamo parlando del welfare integrativo riservato ai dipendenti pubblici. Un esempio su tutti: un dipendente del Ministero della difesa, ad esempio, iscritto al Fondo Credito, gestione ex Inpdap, che si ricorda per i dipendenti in servizio è obbligatorio, ogni mese è costretto a versare mediamente 8,80 euro per un totale di 105 euro circa all’anno.

Stesso dicasi per i dipendenti della pubblica amministrazione, afferenti al fondo di gestione ex Enam ed ex IPOST. Si tratta di somme che se calcolate negli anni di servizio lievitano ulteriormente ma non è detto che il contribuente riesca, in qualche modo, a usufruirne in maniera completa e a volte, addirittura,  non percepisce nemmeno un centesimo di quanto versato. C’ è da chiedersi quali sono i servizi che vengono espletati, per quale tipologia di utente, come vengono diversificati, quali e quanti sono le prestazioni offerte.

Troppo spesso ci siamo occupati in questi mesi di disservizi quasi annunciati, vedi la gestione delle colonie estive lungo tutto lo stivale con clamorosi esempi anche all’estero. Eppure una gestione più oculata e ragionevole, da buon manager, avrebbe ridotto i costi di gestione e limitato sicuramente, in parte, l’enorme  buco in bilancio che pesa come un macigno sulla gestione dell’Ente.

La Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell’INPS – 2013/2014”, fonte Corte dei Conti, evidenzia inoltre come:” Quanto all’assetto del personale, la riorganizzazione dell’Istituto, effettuata a seguito dell’ incorporazione di Inpdap ed Enpals, pur nella sua oggettiva complessità, si è tradotta più in una sommatoria di posti di funzione che in una azione di effettiva razionalizzazione, cui non sembra aver giovato l’istituzione di strutture di progetto con missione temporanea che non restano esenti da profili di criticità”.

Non solo da più parti si evidenzia come a fronte delle somme versate negli anni, alla fine, risulta che le spese effettuate ammontano al 51% delle entrate. Ci si chiede quindi dove confluiscono queste somme? Considerato, inoltre, come nel caso di EstateINPsieme, che alcuni bandi non prevedono graduatorie fino ad esaurimento fondi, in molti si chiedono che fine faccia la parte inutilizzata e perché, invece, non sia resa disponibile per un numero maggiore di beneficiari.

A questo si aggiunga poi la situazione in cui versano molte strutture patrimonio dell’INPS che da anni sono in un totale stato di degrado e che, invece, se riqualificate potrebbero essere un’importante occasione per l’Ente previdenziale per trasformare delle strutture fantasma in un patrimonio redditizio per l’Ente, soprattutto considerato che negli ultimi anni il conto economico,  come riporta la relazione, continua ad essere chiuso in negativo.

La situazione denunciata, sempre nella stessa relazione è alquanto imbarazzante. La gestione finanziaria di competenza chiude nel 2013 e nel 2014 con un disavanzo, rispettivamente, di 8.724 milioni di euro e di 7.007 milioni, con una progressiva erosione dell’avanzo di amministrazione. A conseguire l’equilibrio delle gestioni amministrate dall’Istituto non è stato sufficiente l’apporto derivante dai trasferimenti dello Stato (99.069 milioni nel 2013 e 98.440 nel 2014), né la ripresa del flusso dei contributi, alimentato dalla gestione privata, in particolare dal lavoro autonomo e, ancor più, dai “parasubordinati”. Il patrimonio netto si attesta, rispettivamente, su 9.028 milioni di euro e 18 milioni e 407 mila euro. Risultato, quest’ultimo, che si raggiunge solo grazie agli apporti dello Stato a copertura del disavanzo ex Inpdap di 21.968 milioni. Rilevante è l’esposizione debitoria dell’Istituto per anticipazioni di tesoreria (35.655 milioni negli esercizi 2013 – 2014) e per anticipazioni dello Stato alle gestioni previdenziali (52.245 milioni nel 2013,  71.310 milioni nel 2014).

Continua a destare forte preoccupazione la consistenza dei residui attivi in ordine alla quale si ribadiscono i dubbi sulla effettiva possibilità di una loro totale riscossione. I piccoli prestiti rappresentano la prestazione finanziariamente più elevata con una spesa di 790 milioni di euro nel 2014 (863 mln nel 2013). Le prestazioni più strettamente di tipo sociale riguardano sia i giovani (figli e orfani di assicurati o pensionati) che gli anziani; per i primi consistono, tra l’altro, in vacanze studio in Italia e all’estero, borse di studio, master universitari, dottorati di ricerca e corsi di aggiornamento professionale, nonché ospitalità offerta nei convitti di Anagni, Spoleto, Caltagirone, Arezzo e San Sepolcro. La spesa nel 2014 ammonta a 122 mln di euro. 

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