Inps in rosso, nel 2030 anno zero: in pericolo  i conti dell’Ente

Inps in rosso, nel 2030 anno zero: in pericolo i conti dell’Ente

È quanto emerge da un’analisi condotta da “La Stampa” che ha incrociato i dati delle proiezioni demografiche con gli studi, condotti da esperti, sulla spesa previdenziale.

Dall’analisi è emersa una possibile e realistica implosione proprio nel 2030, anno in cui a bussare alle porte dell’INPS saranno “i figli del baby boom, cioè i nati nel biennio 1964-65, quando l’Italia nel pieno miracolo economico partorì oltre un milione di bambini”.
Il rischio è che per quella data l’INPS, soprattutto se la crescita economica rimarrà modesta, potrebbe non aver a disposizione le somme necessarie a far fronte a questo picco di richieste: circa un milione di neopensionati.

Alla base di questa implosione un importante fattore demografico: il nostro paese secondo Gian Carlo Blangiardo, ordinario di Demografia all’Università Bicocca di Milano, è sempre più caratterizzato da un processo di invecchiamento inarrestabile.

Ciò vuol dire che “Il rapporto tra la popolazione attiva (20-65 anni) e i pensionati si raddoppierà nel giro di una generazione. La percentuale di pensionati rispetto ai lavoratori passerà dal 37% di oggi al 65% nel 2040 (da 1 su 3 a 2 su 3)”, con il conseguente raddoppio del carico previdenziale.
Stando infatti ai dati, nel 2015, l’Italia ha registrato un altro minimo storico per ciò che riguarda le nascite: 488 mila i nati che rappresentano i pensionati del futuro. Poco meno della metà dei soggetti che andranno in pensione nel 2030, stimati in circa un milione.

E allora come fare per superare questa difficile situazione?

Per Blangiardo si potrebbe risolvere demograficamente “sempre che prima del 2050 l’Inps non scoppi”.

Un’altra possibilità, che in molti hanno sempre tenuto a precisare, potrebbe essere legata alla presenza di immigrati nel nostro territorio.
Blangiardo però non è molto d’accordo con questa tesi. Secondo l’esperto infatti un’altra causa che rischia di mettere in seria crisi l’ente previdenziale è il cosiddetto “effetto invecchiamento importato”.

“A partire dal 2030 – spiega Blangiardo in un’intervista a “Liberoquotidiano.it” – avremo numerose persone non nate in Italia che raggiungeranno l’ età per andare in pensione (attorno ai 65 anni). Parliamo di circa 200 mila persone all’ anno che si aggiungono ai nostri figli del baby boom degli anni 60. Quindi non solo avremo a che fare con persone nate e invecchiate in Italia, ma anche con stranieri nati altrove e invecchiati qui”.

Ed aggiunge: “Sugli immigrati non possiamo limitarci a fare un discorso di cassa. Oggi il bilancio dell’ immigrazione può essere anche positivo, perché abbiamo persone giovani che versano i contribuiti e non incassano. Boeri dice una cosa vera quando sostiene che i soldi degli stranieri servono anche a pagare le pensioni erogate oggi. Ma il ragionamento non può fermarsi qui. Dobbiamo considerare il sistema di competenza. E cioè calcolare che quello che viene versato oggi a fini contributivi è una anticipazione. Gli immigrati non stanno dando un contributo al Paese: stanno versando una somma che sta lì in attesa di essere restituita”.

La StampaLiberoquotidiano.it

COMMENTI

WORDPRESS: 0
DISQUS:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi