Classe ’80, ci hanno rubato il presente, poi il futuro…adesso anche la libertà di sognare!!!

Classe ’80, ci hanno rubato il presente, poi il futuro…adesso anche la libertà di sognare!!!

“La disoccupazione giovanile potrebbe avere effetti devastanti sull’età di raggiungimento della pensione per le generazioni più giovani. Secondo il presidente dell’Inps, Tito Boeri, chi è nato dopo il 1980 rischia di andare in pensione con i requisiti minimi non a 70 anni, ma «due, tre, forse anche cinque anni dopo”.

Giovani e futuro, quante volte abbiamo sentito pronunciare questo binomio. Eppure l’impressione che si ha è che ci si è tanto concentrati a pensare al futuro dei giovani che alla fine si è perso di vista il loro presente.

Un presente che oggi si fa fatica ad accettare perché privo di sogni, ambizioni e speranze. Essere un giovane oggi  vuol dire tutto e niente. Un tutto fatto di sogni nel cassetto, di aspirazioni, di vita da vivere e un niente in cui tutto diventa vano e lasciarsi andare in balia degli eventi sembra l’unico modo per sopravvivere.

Già, sopravvivere, i giovani oggi sopravvivono. Ma poco importa bisogna pensare al loro futuro. Ma spiegateci come possiamo credere in un futuro se non riusciamo a vivere il nostro presente? Se da un lato ci sono giovani che nonostante tutto continuano a trovare la forza di lottare, dall’altro, la stragrande maggioranza, sembra non riuscire a reagire e vive in uno stato di totale rassegnazione.

Troppo facile dire i giovani di oggi non conoscono il sacrificio, sono solo dei bamboccioni!

Oggi, credere in qualcosa ma soprattutto in sé stessi non è facile. Se da un lato sei spinto da un’incessante voglia di riscatto, dall’altro sei costretto a fare i conti con una realtà che fa di tutto per spezzarti le ali. E c’è chi purtroppo si lascia travolgere dagli eventi e si rassegna alla cruda realtà, convinto che nulla potrà mai cambiare.

“Eppur qualcosa si muove”, sono tanti i ragazzi che credono ancora nella forza delle loro idee ed è di loro che ogni tanto si dovrebbe parlare, perché possano essere d’esempio, quell’esempio positivo che oggi nella nostra società viene a mancare.

Giovani che lavorano anche 12-14 ore giornaliere e la cui retribuzione è un semplice rimborso spese ed una promessa (difficilmente mantenuta) di un contratto futuro.

Giovani pronti ad apprendere e che raramente dicono di no, giovani che non piangono miseria e che si accontentano di una pacca sulle spalle quando il loro lavoro viene apprezzato, immaginando il giorno in cui riceveranno la loro prima gratificazione economica.

Giovani che continuano a credere di poter costruire il proprio futuro. Giovani che hanno perso il diritto di essere giovani.

Giovani adulti che giornalmente si spendono per la comunità in cui vivono, ancorati ad una morale che li rende rispettosi e dignitosi del proprio e dell’altrui essere.

Di loro si dovrebbe leggere nelle cronache giornaliere, dei loro sforzi e della loro forza di volontà in barba a chi generalizzando li definisce “bamboccioni e svogliati”.

Nonostante le numerose umiliazioni, i mille compromessi, la totale abnegazione, questi ragazzi sono pronti a scendere in campo e a mostrare quanto valgono, contribuendo giornalmente a sfatare il mito delle raccomandazioni ed a conquistarsi, gradatamente, ciò che spetta loro di diritto.

Se si vuole far davvero qualcosa per i giovani e il loro futuro è davvero ora che si inizi seriamente a pensare al loro presente. C’è bisogno di positività, c’è bisogno di credere nella possibilità delle cose, c’è bisogno di credere in sé stessi, c’è bisogno di amare questa vita in tutto e per tutto. Per far questo l’impegno deve venire da tutti.

Agli adulti il compito di ascoltare la voce dei ragazzi, di comprendere le loro motivazioni e di spiegare loro il bello e il brutto di questa vita, aiutandoli giorno per giorno ad apprezzarla sempre più, ai giovani lo sforzo maggiore, credere in sé stessi sempre.

Perché ognuno di noi ha un talento nascosto, sia esso intellettuale o pratico. La vita non va subita, va vissuta costruendola mattone per mattone. Se vogliamo una vita degna d’esser vissuta abbandoniamo le scorciatoie e impariamo ad assaporare il gusto dolce della vittoria e l’amaro delle sconfitte, solo così possiamo essere pronti ad affrontare tutte le sfide che incontreremo lungo il cammino.

COMMENTI

WORDPRESS: 0
DISQUS:

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi